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“Note dal silenzio”. Con il solo titolo dell’introduzione di Sounds and Sweet Airs, bel libro dedicato alle donne dimenticate della musica classica, la storica Anna Beer ci dice molto di ciò che è accaduto nella società e nella cultura occidentale nel corso di numerosi secoli. Il silenzio imposto alla creatività femminile in quasi tutti i campi è simbolizzato dal mutismo in cui le musiciste sono state relegate, in primis, da una dominante cultura patriarcale e maschilista che ha rappresentato la donna come incapace di cimentarsi in attività rilevanti. Valgano, a solo titolo di esempio, le parole con cui Felix Mendelssohn accolse l’intenzione della sorella Fanny di pubblicare proprie composizioni: “non posso incoraggiarla a pubblicare perché va contro le mie convinzioni… Considero la pubblicazione qualcosa di serio”. In secondo luogo, questa cultura è stata tanto pervasiva da convincere molte donne della loro presunta inadeguatezza, spingendole a rinunce e passi indietro che in ambito musicale possono trovare una sintetica descrizione nella dichiarazione di Clara Schumann (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita): “una donna non deve desiderare di comporre – nessuna è stata capace di farlo e perché dovrei aspettarmi di farlo io?” Eppure, a dispetto delle (auto)imposizioni, da questa cortina sono emerse azioni, voci, note letterarie e musicali, testimonianze d’una eroica resilienza dell’anima della donna. Il problema è che non molti hanno voluto vedere, udire e riconoscere. Per le donne che volevano affermare la loro dignità personale, creativa e professionale in sfere monopolizzate dagli uomini, l’unica via era la rimozione della propria femminilità – “dimentichiamoci che sono una donna e parliamo di musica!”, diceva la grande didatta e direttrice Nadia Boulanger – e chi di loro s’imponeva, riuscendo ad ottenere riconoscimenti pubblici, doveva accettare l’etichetta di una che agisce, parla, scrive come un uomo. Fortunatamente, grazie ai movimenti femministi e al fiorire degli studi di genere, le cose stanno iniziando a cambiare, offrendo l’opportunità all’eterno femminino di manifestarsi ed esprimersi in un sempre maggiore novero di ambiti. Però, come sostiene la famosa psichiatra, scrittrice e attivista Jean Shinoda Bolen, affinché ciò avvenga compiutamente è necessario che l’altra metà della società, gli uomini, coltivi in sé l’eterno femminino o l’anima ed in questo senso, a dispetto della sua millenaria narrativa al maschile, il mondo della musica – regno della Musa Euterpe – offre qualche esempio significativo. In questa sede è sufficiente ricordare la risposta del violinista Gidon Kremer ad un critico che gli chiedeva se non avesse paura di suonare con Martha Argerich (sovente ritratta come “una pianista con le mani di uomo”): “no, perché ho il cuore di femmina”.
Nell’edizione 2019, intitolata “Euterpe: quando la musica è donna”, LeAltreNote Valtellina Festival vuole celebrare la donna e l’eterno femminino, nella convinzione che un vero progresso umano potrà realizzarsi solamente quando alla prima saranno riconosciute pari opportunità e del secondo valorizzate pienamente potenzialità e ricchezze. Un tema da noi ritenuto così cruciale non poteva non essere destinato ad un’edizione storica del Festival qual è la presente, che segna i dieci anni di attività de LeAltreNote. Dall’esordio nel 2010 (con soli quattro concerti) ad oggi quanta acqua è passata sotto i ponti: quanti illustri artisti ed intellettuali hanno visitato (molti per la prima volta) la Valtellina, quante composizioni sono state proposte (diverse in prima assoluta o moderna), quanti splendidi luoghi (alcuni aperti per l’occasione) hanno fatto da cornice a serate indimenticabili, quanto si è rafforzato il rapporto di stima, fiducia e collaborazione tra il team organizzativo, i partner pubblici e privati ed il pubblico! Con l’intenzione di festeggiare il primo decennale in stile e di rilanciare ambiziosamente il comune progetto del Valtellina Festival per i prossimi lustri, proponiamo un nutrito calendario in cui, direttamente o indirettamente, quasi tutti gli appuntamenti toccano il tema di quest’anno. Dal concerto d’apertura “Giovinette che fate all’amore” a quello conclusivo “Donne, donne eterni dei”, chi vorrà seguire il Festival farà parte di una esperienza che vuole coniugare crescita culturale e spettacolo, consapevolezza sociale e valorizzazione dei patrimoni di un magnifico territorio. Tutto ciò sarà possibile grazie agli Artisti che rendono questo programma unico e ai quali va la nostra gratitudine. La stessa riconoscenza la dichiariamo al Maestro Niccolò Gaburro che, dopo la bellissima copertina della passata edizione e con una straordinaria abilità nel rinnovarsi stilisticamente, si è superato, dando ad Euterpe fattezze al contempo reali ed ideali e indicandoci che chi ascolta la Musa ne rispecchia la bellezza e l’armonia. Senza dubbio, questi sono tratti che si rivelano in Angelica Gusmerini e Oretta Pierotti Cei, le testimonial di questa edizione de LeAltreNote Valtellina Festival, e al contempo, per più e diverse ragioni, esemplari ambasciatrici di Euterpe e dell’eterno femminino. Buon Festival a tutti!